Prepotenza e arroganza
Indossata l’imbracatura e armatasi di picchetti l’Unione si appresta a salire sul Colle con tanto di elmetto in testa e bandiera rossa in pugno.Una volta fissata la bandiera non avremo più dubbi: il regime cattocomunista guarderà tutti dall’alto come ha sempre sognato.I deliri di onnipotenza degli ex(?)comunisti si sono scatenati come fulmini sul popolino e i suoi rappresentanti perpetrando una rottura istituzionale senza precedenti;il tutto condito con dichiarazioni regi-mistiche in puro stile sovietico.A sentire quel fusto di Fassino mi vien da pensare se sono scemo io,che non mi accorgo di quanto bene hanno fatto e quanta felicità ci hanno donato,o è coglione lui,passatemi il termine,che non capisce che chi sta dall’altra parte effettivamente non è scemo e capisce benissimo che si sono spartiti il potere istituzionale a tavolino mangiando mortadella e bevendo vino al ritmo di Bella Ciao.Questo è quanto più colpisce e quanto più infastidisce di tutta quest’occupazione di cariche istituzionali,la prepotenza nell’insediare un ex comunista al Quirinale,prima, e l’arroganza nelle dichiarazioni di felicità assoluta per tutta la nazione,poi, rappresentano un segnale chiarissimo di come noi poveri fessi non contiamo nulla.Prepotenza e arroganza vengono celebrate senza vergogna con il supporto decisivo di giornalisti stampati e mezzibusti,educati nel rispetto della cultura illuminata della sinistra,e con irriverente sberleffo della nostra intelligenza a quanto pare da loro considerata pari a zero.Ma in fondo l’atletico Fassino e pacioccone Prodi ci fanno sorridere, ci donano davvero felicità, felicità per non aver contribuito alle loro arrampicate ignobili;noi siamo fieri di essere diversi da loro, non pretendiamo di imporre nulla a nessuno,siamo sensibili al confronto corretto,siamo per la libertà di tutti anche di chi non la pensa come noi,potremmo anche porgere l’altra guancia a volte ma non siamo fessi come credono loro.La frittata istituzionale quindi è servita, il popolo la deve ingoiare in fretta e furia perché ora ci serviranno il Prodino,che ci verrà presentato a mezzo stampa come un piatto finissimo stile cena di gala,e in realtà sarà il solito minestrone di poteri e interessi già ingoiato e digerito più volte.Stiamo in guardia perché riuscire a ridicolizzare le istituzioni in questo modo è un’impresa difficile e i b.r.(bravi ragazzi?) della sinistra ci sono riusciti…..per cui in guardia che ne vedremo altre!Intanto il sogno di vivere in un’Italia moderna e libera non tramonta ancora nonstante la prepotenza e l’arroganza della falange rossa.Noi la libertà la cercheremo sempre, alla faccia di chi ci vuole suoi sudditi mentecatti!!!Ave Romano i moralmentinferiori ti aspettano al varco…..
Il ritorno del Pci
Il metodo dell'imposizione tanto reclamizzato a sinistra per buttare fango sul centrodestra, in questi giorni sta assumendo colorazioni sempre piu rosse.Per chi si trova nella trincea opposta questa non è una novità ma è bene chiarirlo una volta per tutte anche per chi si trova nel classico porto franco(o francesco,di questi tempi è uguale).L'imposizione delle proprie idee,delle proprie certezze sulla massa di trogloditi che null'hanno da chiedere se non clemenza per il loro essere inferiori, è tornata, con petto gonfio d'orgoglio, al centro della politica italiana e con essa non poteva non riaffiorare il vecchio stile Pci sempre verde.Prima D'Alema o morte poi Napolitano o morte pure qui, insomma si può discutere sulle candidature alla presidenza della repubblica basta che a rappresentarle siano esponenti collaudati dell' ex Pci, tutto il resto è feccia che non merita nemmeno una discussione.Auspicavo un'impennata di stile nei cari vecchi sinistri appogiando la candidatura di Letta, invece ho avuto conferma che le speranze di un dialogo civile sono appese a un filo sottilissimo.La Cdl farebbe bene a non macchiarsi lasciando l'Unzione libera di eleggersi il suo presidente cosi finalmente tutti anche gli abitanti del porto franco sapranno con chi abbiamo a che fare.....
La battaglia dell’informazione contro il solito nemico - di Paolo Granzotto -www.ilgiornale.it
LETTORE: Mi riferisco al recente sciopero della stampa e in particolare al trafiletto comparso sul nostro Giornale in cui si precisava che qualche redattore del Giornale aveva scioperato. Non riesco a capire il meccanismo della questione. Lei me lo può spiegare?
PAOLO GRANZOTTO: Non capisco cosa ci sia da chiarire, caro Amoruso. Non essendo lo scioperare un dovere civile ed essendo un diritto il rifiuto di aderirvi, ciascuno poi ragiona con la propria testa. Si sciopera o non si sciopera perché convinti che sia utile e conveniente - o dannoso e inopportuno - farlo o non farlo. Si può anche non essere d'accordo col sindacato eppure assecondarlo per ideologia, disciplina di partito o di associazione di categoria. È quello che è capitato a Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, «giornale comunista», come è specificato nella testata. Sansonetti ha ovviamente incrociato le braccia assieme alla sua redazione, ma esprimendo «forti» critiche al sindacato dei giornalisti e il suo capo Paolo Serventi Longhi per aver disposto la sospensione del lavoro proprio nel giorno della giornata della Pace e relativo corteo arcobaleno (che pertanto l'indomani non avrebbero avuto sulla stampa l'eco che meritava). In segno di protesta Sansonetti ha quindi annunciato di rassegnare - seppure «con dolore» - le dimissioni dalla Fnsi. Come vede, caro Amoruso, quello che lei chiama il meccanismo della questione è molto articolato: ce n'è per tutti i gusti, insomma. Potremmo dunque chiuderla qui, ma sarebbe un vero peccato. Nel corso della piccola bagarre seguita al suo gesto, Sansonetti ha infatti espresso una opinione che venendo dal direttore di un quotidiano comunista risulta molto ma molto interessante.Questa: «C'è in giro l'idea che combattere la battaglia per la libertà di informazione significa dire tre volte al giorno che Berlusconi è un porco». Naturalmente il direttore di Liberazione giudica bischero sia quello strumento di lotta sia colui che se ne avvale e avrebbe potuto tranquillamente aggiungere che gira vorticosamente anche l'idea che dare del porco tre volte al giorno a Berlusconi contraddistingua il giornalista libero da quello servo. Poteva farlo benissimo, perché questa è la tesi di uno fra i più autorevoli e battaglieri giornalisti democratici, Curzio Maltese di Repubblica.
Senta cosa ha scritto: «È difficile spiegare agli stranieri l'assoluta mancanza di imbarazzo da parte di migliaia di giornalisti italiani nell'essere dipendenti del presidente del Consiglio. I soldi, la carriera non spiegano tutto. Berlusconi non paga meglio degli altri editori, e in compenso pretende una dedizione totale, una rinuncia alla dignità professionale che nessun altro proprietario di tv e giornali si sognerebbe di pretendere». A parte il fatto che se l'avesse chiesto a me e non al solito straniero di passaggio, gli avrei consigliato di rivolgersi, per la spiegazione, alla sua collega repubblicona Natalia Aspesi, che da Berlusconi si beccò un sacco di palanche per magnificare la berlusconissima Milano2 (e la magnificò, o se la magnificò!), si può essere più, non so come dire, più curziomaltesi di così? Berlusconi dunque pretenderebbe dedizione totale e abiezione professionale dai giornalisti - chissà cose ne pensa, mettiamo, Maurizio Costanzo - delle aziende editoriali di famiglia. Mentre a Repubblica o alla Stampa tutt'altra musica:lì ciascuno è davvero libero di elogiare, con spontanea dedizione e altissima dignità, De Benedetti o la Fiat e di sostenere gli interessi materiali o politici dell'uno e dell'altra. Essendo io a busta paga della famiglia Berlusconi da una ventina d'anni (ramo giornalisti, fra quelli che da maggior tempo passano ogni mese alla loro cassa), a me più che ad altri Maltese lancia dunque l'accusa d'aver rinunciato, per una ciotola di riso, poi, alla mia dignità professionale. Offesa ingiuriosa e volgare che meriterebbe esser lavata a suon di calci nel culo, ma me ne dispenso. Perché vede, caro Amoruso, il morso di un lupo è un conto, il morso di una pecora, di un abbacchio, al massimo ti fa girar le scatole. E Maltese lupo non è.
Paolo Granzotto
Gramsci, i magistrati e le idee «al potere» - di Paolo Granzotto - www.ilgiornale.it
LETTORE: Quale attento lettore della sua rubrica, mi rivolgo a lei per conoscere la verità su un episodio inquietante ma, essendo ora più che ottantenne, potrebbe anche darsi che mi sbagli. In ogni modo ricordo d'aver letto anni addietro che il padre del giornalista Giuliano Ferrara, che fu un uomo di Togliatti, rivelò che «il Migliore», nel '47 o '48 iniziò a spingere gli studenti universitari comunisti a passare in massa alla facoltà di Giurisprudenza, per potere avere in futuro il controllo della Giustizia e poterla così piegare a fini politici. Questo spiegherebbe l'azione dei pretori d'assalto, dei giudici di Mani pulite e i reiterati interventi di magistrati a favore della sinistra, come la vicenda delle coop sembra dimostrare.
PAOLO GRANZOTTO: Dubito, caro Bosio, che Maurizio Ferrara abbia mai detto una cosa simile. Che il Pci togliattiano fosse molto attivo nel reclutare intellettuali, questo è notorio. Ma quella di una vera campagna per indurre gli studenti a iscriversi a Giurisprudenza per poi passare in Magistratura se non è una leggenda metropolitana, poco ci manca. Con questo non voglio dire che per rispettarne l'indipendenza il Pci si tenne alla larga dalla Magistratura. Se ne tenne alla stretta, ma affidandosi ai numeri. Per meglio intenderci e venendo ai giorni nostri, niente di più scontato che fra gli 8mila 973 magistrati in servizio nel Paese ce ne sia una buona quota di sinistra, comunisti o ex o post comunisti. Lì perché lì, non in osservanza d'una cartolina precetto.
E qui entra in ballo Antonio Gramsci. L'inventore dell'«intellettuale organico» e della «società civile» (intesa come egemonia politica e culturale di un gruppo sociale sull'intera società). In quanto organico, l'intellettuale di sinistra – e il magistrato è un intellettuale – avverte di dover rispondere a una chiamata della Storia, investito di una missione che Gramsci definì «vitale e appassionata». Sente di essere delegato a raddrizzare le storture della società educando il popolo - che secondo Gramsci nella migliore delle ipotesi «sente» ma non comprende - a rendersi conto di cosa faccia il suo interesse. Tutto ciò nei vari domini che gli sono consoni e che possono essere la scuola, l'arte, la letteratura, il teatro e il cinema, il giornalismo. E la Magistratura. In tal modo se il professore disorganico (non di sinistra) si limiterà a insegnare, il pittore a dipingere, il letterato a scrivere libri, il cineasta a fare film, il giornalista a raccontare i fatti e il magistrato ad amministrare la giustizia, avendo un'altra visione del loro mestiere o professione i loro colleghi organici (di sinistra) ne fanno uno strumento politico, di propaganda ideologica. Per tal motivo, quando ne è dipendente l'intellettuale organico (di sinistra) non si sentirà mai al servizio dello Stato o del cittadino, ma da bravo soldatino sempre al servizio di una idea. Come la cronaca ampiamente dimostra.
Paolo Granzotto
A carte scoperte.....
Con la celebrazione del 25 aprile e il festone del 1° maggio l'Unzione e tutti i suoi "sciocchi" adepti hanno reso pubblico a che gioco vogliono giocare.Pensate è bastata la presenza della Moratti di destra,quella di sinistra è politicamente corretta anche col portafogli da capitalista,e di Buttiglione,per far scattare l'ira dei militanti sinistri che,come al solito,hanno fatto ricorso a un vocabolario deprecabile.Tuttavia eravamo a conoscenza dei pochi neuroni rimasti nella scatola cranica dei giovani compagneros ma ha destato scalpore l'ira e la scurrilità di gente tutt'altro che giovane ma,a questo punto,ugualmente deficitaria di materia grigia.Per i compagni dei piani alti,dove fa chic la villetta con piscina e i vestiti di cashmir,è stato il momento di raccogliere quanto seminato nei cinque anni del governo Berlusconi ovvero odio e gelosia sociale.Prodinotti si gonfiava in campagna elettorale quando si assurgeva a pacificatore nazionale,ricordo ancora il suo appello finale durante l’ultimo faccia a faccia, era di una tenerezza il Prodinotti pacificatore,lui era l’uomo che doveva unire l’Italia divisa “fra noi e loro(riferendosi a Berlusconi),fra giovani e vecchi(pensate un po’),fra nord e sud(mi inchino al suo cervello!!!)” e altre coglionate che non ricordo, e non dimentichiamoci la sua promessa di felicità e amore per tutti.Bellissime parole, non avevamo alcun dubbio sul fatto che il prode Romano avesse fatto il plenum di stronzate,ma che Proditotti e suoi fratelli elettori arrivassero addirittura a compiere atti come quelli del 25 aprile e 1° maggio non ce lo aspettavamo proprio(facciamo finta! sennò come possiamo dimostrar loro che abbiamo la zucca vuota?!).Ebbene cari esseri moralmente inferiori, con vile stupore del loro comandante i nostri concittadini sinistri hanno scoperto le loro carte(o cartine,chissà), negandoci la partecipazione e Feste Nazionali(?) ormai diventate prerogativa esclusiva dei centri sociali.Noi siamo tranquilli, non interessano i festini con retrogusto alla marjuana coreografati con bandiere rosse e stendardi sindacali, che se le godino queste adunate noi ce ne stiamo ad attendere sereni in poltrona che questo spettacolo finisca per poi ripartire di slancio per continuare a far crescere questa nazione.